La storia

Storia di San Filippo d'Agira

 

Il santo (detto anche San Filippo il Siriaco, San Filippo Argirò, San Filippo di Tracia, San Filippo Argirone o San Filippo Costantinopolitano, San Filippo 'u niuru') nacque probabilmente in Tracia, regione sud orientale della penisola balcanica (allora provincia romana), ai tempi di Arcadio, imperatore romano d'Oriente (395-408), da padre di origine siriaca e da madre romana. Secondo la "Vita" greca, che ci è pervenuta, i genitori lo ebbero dopo la drammatica perdita, nello stesso giorno, di tre figli, avuti in età giovanile. Fu istruito nelle discipline ecclesiastiche e anche nella lingua siriaca, a 21 anni ricevette il diaconato e, sicuramente influenzato dai racconti materni, parte alla volta dell'Italia insieme al monaco "Eusebio", che a Roma gli fece da interprete. Viene convocato dal papa che constatò di persona lo straordinario talento di predicatore e la fervida fede in Cristo.

Dopo essere stato ordinato sacerdote, dallo stesso pontefice di Roma, ricevette la specifica missione di evangelizzare le impervie zone interne, fitte di boschi secolari, della Sicilia centro orientale (allora fiorente di cultura magno greca e tardo imperiale). Pastori, contadini, pescatori, abitanti dei ceti sociali più bassi, ancora pagani, delle zone rurali e montane, religiosamente impressionati dall'attività eruttiva dell'Etna e delle antistanti isole Eolie, insieme ai numerosi e vari fenomeni naturali locali (scosse di terremoto, esalazioni solforose, acque termali (Alì, Terme Vigliatore), gas naturali; e a inveterati culti ancestrali (divinità della terra, fasi lunari, antri naturali in cui giacevano reperti preistorici); insieme con forme di religiosità relative alla fecondità sessuale e al sangue versato (che avevano visto perfino sacrifici umani di cui restano testimonianze), continuavano a vedervi evidenti manifestazioni della temibile potenza delle divinità ctonie (e del demonio in epoca cristiana).

A questo scopo il Papa aveva consegnato a Filippo un testo religioso dal valore apotropaico perché con esso lottasse contro le potenze demoniache ed i loro effetti sulle popolazioni locali. Quindi si imbarcò, insieme ad Eusebio, su una nave romana che li portasse fino alla città di Messina; e da qui, a tappe, a piedi, dopo un lungo peregrinare tra numerosi casali e centri abitati, attraverso gli impervi monti Peloritani e Nebrodi, giungono alle falde dell'Etna e, quindi, nei dintorni di Agira, sacra al culto secolare dell'eroe semidio Ercole.

Dalle notizie a noi giunte la missione evangelica di San Filippo ha inizio a Punta Faro (Messina) luogo dell'approdo, dopo aver toccato alcune località del Salernitano e della Calabria, dove ancora oggi è venerato. In quel tempo la Sicilia era sotto la dominazione dei Romani (di religione pagana) e proprio presso questo piccolo villaggio del Faro inizia l'opera di conversione del Santo che con i suoi miracoli promosse la fede nell'unico Dio. Il suo pellegrinaggio lo spinge verso i campi e le colline del torrente Valle Longa (le odierne località di San Filippo Inferiore e Superiore, Messina) dove sostò per qualche mese in una grotta in compagnia di Eusebio e fondò una comunità cristiana che in seguito edificò una basilica Basiliana a lui intitolata. Nel suo viaggio attraverso i Monti Peloritani Filippo sostò e predicò il vangelo anche nelle vicinanze delle odierne Alì, Mandanici e San Filippo a confine del Comune di Furci Siculo fino a raggiungere la foce del fiume Sabatus, oggi Torrente Agrò. Giunto al fiume, avanzarono lungo il suo letto e la sera furono ospiti di una famiglia contadina. Alle prime luci del giorno successivo, proseguirono il viaggio dirigendosi verso la collina, dove oggi si trovano i paesi di Limina e Roccafiorita, dopo essersi fermati nella località che oggi viene chiamata Passo Murazzo. Gli abitanti del posto ascoltarono la parola del Santo e convertitisi alla religione Cristiana fondarono la terza comunità dell'isola in questa zona. Scendendo da Roccafiorita e da Melia, giunsero sulla costa, nella località dove oggi sorge Letojanni, (superarono Taormina Importante presidio romano) senza sostarvi e arrivarono a Calatabiano, dove il Santo è ancora oggi molto venerato, e successivamente a Castiglione e Randazzo. Dopo aver aggirato l'Etna, giunsero ad Agira, località infestata dal demonio che faceva tribolare la popolazione. Il Santo, quindi, sale sulla sommità del monte Teja ed impartisce una benedizione che fa precipitare tutti i diavoli che lì si erano rifugiati.

Ad Agira San Filippo vive una vita sacerdotale austera prendendo come dimora la grotta che si trovava, ai piedi del monte, fuori le mura dell'antica città sicula.

Sempre dedito alla preghiera, alla penitenza e all'evangelizzazione, svolse con fervore apostolico il suo ministero sacerdotale fra le popolazioni siciliane, ancora non pienamente evangelizzate dal clero cittadino, diventando celebre per i numerosi miracoli che operava; lo spirito apostolico lo spinse a lottare con armi soprannaturali per liberare gli uomini dalle insidie (spirituali, culturali, psicologiche) del maligno, avversario del cristianesimo, e guidarli così nella via della fede autentica e della Verità cattolica della Chiesa universale. Se durante il giorno era impegnato con gli uomini, toglieva delle ore al sonno della notte per dedicarsi al colloquio filiale e fiducioso con Dio nella preghiera.

Il movimento evangelizzatore di S. Filippo verso i più bisognosi (anche nobili, ricchi e potenti del suo tempo) nasceva e si alimentava dall'amore per Dio e per il prossimo che rappresentavano, per lui (come per ogni autentico credente), un solo, unico, amore. Presto si diffonde la sua fama di taumaturgo, operatore di miracoli ed esorcista. Come testimonia la "Vita" greca del Santo, a lui si deve la fondazione di innumerevoli chiese, nel territorio messinese, dedicate a San Pietro Apostolo (S. Pier Niceto, S. Piero Patti, Santo Pietro...) o ai due corifei di Roma, Pietro e Paolo.

Morì un 12 maggio del V secolo, di un anno che non ci è noto (ma potrebbe andare dal 455 al 468); aveva circa 63 anni. Sul luogo del suo veneratissimo sepolcro fu edificata una chiesa e in seguito un monastero, attorno ai quali l'antica Agyrium risorse con il nome di S. Filippo d'Agira, conservato fino al 1939 (oggi solo Agira); una ricognizione canonica delle sue sante reliquie fu effettuata il 21 luglio 1625. Questo monastero fu, in epoca pre araba, un vero centro monastico in cui si formarono quasi tutti i Santi italo greci di Sicilia. In seguito venne latinizzato dai Normanni.

Nell'arte occidentale il Santo è raffigurato rivestito di paramenti liturgici (a volte latini a volte greci), spesso con un libro nella mano sinistra e con la destra benedicente o in atto di scacciare il demonio da un ossesso. Viene anche rappresentato con abiti austeri, volto penetrante, incavato e vissuto; e con un bastone in mano (a testimonianza della vita austera e della fervente missione apostolica che caratterizzò la sua intensa vita terrena). Il libro in mano a S. Filippo, nella tradizione latina, rappresenterebbe il decreto canonico consegnatogli dal papa di Roma; viene identificato talvolta con il S. Vangelo. Nella tradizione bizantina sarebbe il testo dogmatico del Concilio Ecumenico di Calcedonia (451) con il quale la chiesa universale intese difendere la divinità del Verbo Incarnato contro la temibile e diffusissima (anche in Sicilia) eresia ariana che la negava. Il nero del volto della statua del Santo, non molto antico, è dovuto all'equivoco sulle parvenze "africane" di molti santi orientali dei primi secoli d.C., che sfuggivano a vessazioni politiche e persecuzioni religiose e a veri e propri scontri tra fazioni religiose opposte della stessa comunità ecclesiale.

I luoghi geografici del messinese (e non solo) che, ancor oggi, sono individuati col nome del Santo (San Filippo superiore e inferiore, San Filippo del Mela, Aci San Filippo, etc.) testimoniano anche nel nome la memoria della presenza del Santo e il perdurante ricordo dell'attività evangelizzatrice del Santo che prese dimora, con i suoi collaboratori e discepoli, presso i luoghi in cui si concentravano, con ostinazione, forme di paganesimo e superstizione religiosa.

Purtroppo, dopo la latinizzazione operata dai Normanni, il soprannome di "apostolo" tradizionalmente attribuito al nostro San Filippo, fece ritenere al clero latino che si trattasse dell'apostolo S. Filippo; introducendo, così, senza alcuna valida motivazione, il culto ai SS. Apostoli Filippo e Giacomo.

La festa liturgica di San Filippo d'Agira è stata confermata, da papa Gregorio XII nel 1578, al 12 maggio, data tradizionale del calendario italo-greco.   

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